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Calcoli della Colecisti, delle vie Biliari, Colecistite Acuta e Cronica, Calcolosi intraepatica

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I calcoli biliari sono formazioni solide che si sviluppano all’interno della bile. Possono trovarsi nella colecisti, nella via biliare principale o, più raramente, all’interno dei dotti biliari intraepatici.

La sede più frequente è la colecisti. In questo caso si parla di colelitiasi o calcolosi della colecisti.

La colecisti è un piccolo organo situato sotto il fegato. Ha la funzione di raccogliere e concentrare la bile prodotta dal fegato e di riversarla nell’intestino durante la digestione, soprattutto dopo pasti ricchi di grassi.

I calcoli della colecisti sono molto comuni. Nella maggior parte dei casi vengono scoperti casualmente durante un’ecografia o una TC eseguita per altri motivi. Molte persone convivono con i calcoli senza avere sintomi e senza necessità di intervento.

Il punto decisivo non è quindi “avere i calcoli”, ma capire se quei calcoli stanno causando sintomi o complicanze.

 

Epidemiologia in Italia e nel mondo

La calcolosi della colecisti è una condizione molto frequente nei Paesi occidentali. La sua frequenza aumenta con l’età ed è più comune nelle donne, nei pazienti sovrappeso, in chi presenta alterazioni metaboliche, in gravidanza o dopo importanti variazioni di peso.

La maggior parte dei pazienti con calcoli della colecisti è asintomatica. In altre parole, i calcoli ci sono, ma non causano disturbi. Solo una minoranza svilupperà sintomi o complicanze nel corso della vita.

Per questo motivo, nella colelitiasi asintomatica, l’intervento chirurgico non è indicato nella maggior parte dei casi. Il rischio dell’intervento sarebbe sproporzionato rispetto al beneficio atteso.

La chirurgia diventa invece indicata quando i calcoli provocano sintomi o complicanze.

 

Cosa sono i calcoli e da cosa sono composti

I calcoli biliari sono depositi solidi che si formano quando alcuni componenti della bile precipitano e si aggregano.

La bile contiene acqua, sali biliari, colesterolo, bilirubina, fosfolipidi e altre sostanze. Quando l’equilibrio tra questi elementi si altera, possono formarsi cristalli che, nel tempo, diventano calcoli.

I calcoli possono essere composti prevalentemente da colesterolo, da pigmenti biliari o da una combinazione di più componenti. Nei Paesi occidentali, i calcoli di colesterolo sono i più frequenti.

Possono essere singoli o multipli, piccoli come sabbia biliare oppure grandi diversi centimetri. La dimensione non sempre corrisponde alla gravità dei sintomi: anche calcoli piccoli possono migrare nella via biliare e causare complicanze.

 

Perché vengono

La formazione dei calcoli dipende da più fattori.

Tra i principali rientrano predisposizione individuale, familiarità, sesso femminile, età, sovrappeso, obesità, diabete, dislipidemia, gravidanza, rapido dimagrimento, digiuni prolungati, nutrizione artificiale prolungata e alcune malattie del fegato o dell’intestino.

I calcoli si formano più facilmente quando la bile è troppo ricca di colesterolo, quando la colecisti si svuota male o quando vi è una maggiore concentrazione di pigmenti biliari.

La dieta può influenzare il rischio di coliche e la composizione della bile, ma non è quasi mai sufficiente a far scomparire calcoli già formati.

 

Sintomi

Molti calcoli della colecisti non danno alcun sintomo.

Quando diventano sintomatici, il sintomo tipico è la colica biliare: dolore nella parte alta dell’addome, spesso a destra o al centro, talvolta irradiato alla schiena o alla spalla destra. Il dolore può comparire dopo i pasti, soprattutto se abbondanti o ricchi di grassi, e può durare da alcuni minuti a diverse ore.

Possono associarsi nausea, vomito, digestione difficile, senso di peso addominale o intolleranza ad alcuni alimenti. Questi sintomi, però, non sono sempre specifici: per questo è importante distinguere una vera colica biliare da disturbi gastrici, intestinali o funzionali.

I calcoli possono anche causare complicanze, come colecistite acuta, pancreatite acuta, ittero ostruttivo o colangite. In questi casi la valutazione deve essere più rapida.

 

Come si fa la diagnosi

L’esame principale per diagnosticare i calcoli della colecisti è l’ecografia dell’addome.

L’ecografia permette di vedere la presenza di calcoli, valutare la parete della colecisti, riconoscere segni di infiammazione e sospettare eventuale dilatazione delle vie biliari.

Gli esami del sangue sono utili per valutare bilirubina, transaminasi, gamma-GT, fosfatasi alcalina, indici di infiammazione, emocromo e funzionalità pancreatica quando indicato.

Quando si sospetta la presenza di calcoli nella via biliare principale, possono essere necessari esami più approfonditi, come risonanza magnetica con colangio-RM, ecoendoscopia o TC in casi selezionati.

La diagnosi corretta non deve limitarsi a dire “ci sono calcoli”, ma deve chiarire se i calcoli sono nella colecisti, nella via biliare o nei dotti intraepatici, e se hanno causato infiammazione, ostruzione o altre complicanze.

 

Calcoli asintomatici e calcoli sintomatici

Questa distinzione è fondamentale.

I calcoli asintomatici sono calcoli scoperti per caso, in pazienti che non hanno mai avuto coliche biliari o complicanze. In questi casi, nella maggior parte dei pazienti, non è necessario rimuovere la colecisti.

Operare una colelitiasi completamente asintomatica espone il paziente ai rischi di un intervento senza un beneficio proporzionato. Per questo, salvo situazioni particolari, la scelta più corretta è l’osservazione.

I calcoli sintomatici, invece, sono calcoli che hanno causato coliche biliari, colecistite, pancreatite biliare, ittero ostruttivo, colangite o altri problemi correlati. In questi casi la chirurgia è generalmente indicata.

Quando la colelitiasi diventa sintomatica, l’unica soluzione definitiva è la colecistectomia, cioè l’asportazione della colecisti.

 

Dieta e Acido ursodesossosicolico 

La dieta può aiutare a ridurre il rischio di coliche in alcuni pazienti, soprattutto evitando pasti molto abbondanti, grassi o difficili da digerire. Può quindi mitigare i sintomi o ridurre la probabilità che una colica si ripresenti nel breve periodo.

Tuttavia, la dieta non scioglie i calcoli già formati e non cura la colelitiasi.

L’acido ursodesossicolico, noto anche come Deursil, può avere indicazioni selezionate in casi specifici, soprattutto in presenza di fango biliare o piccoli calcoli di colesterolo in pazienti non candidabili a chirurgia o in situazioni particolari.

Anche in questo caso, però, non va considerato una cura definitiva della colelitiasi sintomatica. L’efficacia è limitata a casi selezionati, richiede tempi lunghi, non funziona su tutti i tipi di calcoli e può essere seguita da recidiva.

Per questo, quando i calcoli della colecisti causano sintomi veri o complicanze, il trattamento definitivo è chirurgico.

 

Possibili trattamenti

Il trattamento dipende dalla sede dei calcoli e dal quadro clinico.

Nei calcoli asintomatici della colecisti, nella maggior parte dei casi non serve alcun trattamento chirurgico. È sufficiente osservazione clinica e rivalutazione se compaiono sintomi.

Nei calcoli sintomatici della colecisti, il trattamento definitivo è la colecistectomia, cioè l’asportazione della colecisti. L’intervento viene eseguito di solito per via laparoscopica o robotica, attraverso piccole incisioni.

Nei calcoli della via biliare principale, invece, il primo obiettivo è liberare la via biliare. Questo viene spesso fatto con CPRE, una procedura endoscopica che consente di raggiungere il coledoco attraverso lo stomaco e il duodeno, rimuovendo i calcoli e ripristinando il deflusso della bile.

Dopo la bonifica della via biliare, in presenza di calcoli della colecisti, si valuta l’intervento di colecistectomia per prevenire nuove migrazioni di calcoli.

Nei calcoli intraepatici, il trattamento è più complesso e dipende dalla distribuzione dei calcoli, dalla presenza di stenosi biliari, infezioni ricorrenti, atrofia di segmenti epatici o sospetto di malattia associata. In alcuni casi può essere necessaria una resezione epatica.

 

Il ruolo della chirurgia

La chirurgia ha un ruolo centrale nella colelitiasi sintomatica.

La colecistectomia consiste nell’asportazione della colecisti, non dei soli calcoli. Questo è importante: togliere solo i calcoli non risolverebbe il problema, perché la colecisti malfunzionante potrebbe produrne di nuovi.

L’intervento viene solitamente eseguito con approccio mini-invasivo laparoscopico o robotico. L’obiettivo è rimuovere la colecisti in sicurezza, riducendo dolore post-operatorio, durata della degenza e tempi di recupero.

In alcuni casi complessi, soprattutto in presenza di infiammazione severa, aderenze, anatomia difficile o sospetto di complicanze, può essere necessario convertire l’intervento in chirurgia open. La conversione non è un fallimento, ma una scelta di sicurezza.

La chirurgia non è indicata solo perché i calcoli esistono. È indicata quando i calcoli causano sintomi o complicanze, oppure in casi particolari selezionati in cui il rischio futuro è considerato elevato.

 

Calcoli della via biliare e CPRE

Quando un calcolo migra dalla colecisti nella via biliare principale, può ostruire il deflusso della bile.

Questa condizione si chiama coledocolitiasi e può causare dolore, ittero, alterazione degli esami epatici, pancreatite o colangite.

In questi casi, spesso è necessario eseguire prima una CPRE. La CPRE è una procedura endoscopica che consente di aprire lo sbocco della via biliare nel duodeno e rimuovere i calcoli dal coledoco.

Dopo la CPRE, se la colecisti contiene ancora calcoli ed è la fonte della migrazione, si valuta la colecistectomia. Questo serve a ridurre il rischio che altri calcoli migrino di nuovo nella via biliare.

La sequenza più frequente è quindi: prima bonifica endoscopica della via biliare, poi intervento chirurgico sulla colecisti, con timing deciso in base al quadro clinico.

 

Colecistite e colangite

La colecistite è l’infiammazione acuta della colecisti, spesso causata da un calcolo che ostruisce il dotto cistico.

La colangite è invece l’infezione della via biliare, di solito dovuta a ostruzione del coledoco da parte di un calcolo. Può essere una condizione seria, soprattutto se associata a febbre, ittero, dolore, alterazione degli esami del sangue o segni di infezione sistemica.

In alcuni casi è possibile intervenire precocemente. In altri, soprattutto quando l’infiammazione è molto intensa o il quadro clinico è complesso, può essere preferibile prima controllare l’infezione e ridurre l’infiammazione con antibiotici, drenaggio endoscopico o radiologico quando necessario.

In queste situazioni, l’intervento sulla colecisti può essere programmato a distanza, spesso dopo 2-3 mesi, quando i tessuti sono meno infiammati e il rischio di complicanze intraoperatorie può essere ridotto.

La scelta tra intervento precoce e intervento differito dipende dalla gravità dell’infiammazione, dalle condizioni del paziente, dalla risposta alla terapia e dalla sicurezza tecnica dell’intervento.

 

Calcoli intraepatici

I calcoli intraepatici sono calcoli localizzati all’interno dei dotti biliari presenti nel fegato.

Sono meno frequenti rispetto ai calcoli della colecisti e della via biliare principale, ma possono essere più complessi da trattare. Possono associarsi a stenosi biliari, infezioni ricorrenti, dilatazione dei dotti, atrofia di una parte del fegato o, in casi selezionati, aumento del rischio di tumori delle vie biliari.

I sintomi possono includere dolore, febbre, colangiti ricorrenti, alterazione degli esami di colestasi o ittero.

Il trattamento dipende dalla sede e dall’estensione della malattia. In alcuni casi possono essere utili procedure endoscopiche o radiologiche. Quando i calcoli sono localizzati in una porzione del fegato danneggiata, infetta o atrofica, può essere necessaria una resezione epatica.

Questi interventi possono essere eseguiti con tecnica mini-invasiva, laparoscopica o robotica, in casi selezionati. Nei casi più complessi o estesi, può essere necessario un approccio open.

 

Come si esegue l’intervento

La colecistectomia viene eseguita nella maggior parte dei casi in laparoscopia o robotica.

Durante l’intervento si isolano il dotto cistico e l’arteria cistica, cioè le strutture che collegano la colecisti alla via biliare e alla circolazione arteriosa. La colecisti viene quindi separata dal fegato e rimossa.

Uno dei principi fondamentali dell’intervento è il riconoscimento sicuro dell’anatomia biliare. Questo serve a ridurre il rischio di lesioni della via biliare principale, una delle complicanze più temute della colecistectomia.

Nei casi semplici, l’intervento è relativamente breve. Nei casi infiammati, recidivanti o anatomicamente complessi, può essere più difficile e richiedere strategie di sicurezza aggiuntive.

Nei calcoli intraepatici, invece, l’intervento può consistere in una resezione di uno o più segmenti del fegato, con l’obiettivo di rimuovere la porzione contenente calcoli, stenosi e dotti patologici.

 

Rischi post-operatori

La colecistectomia è un intervento molto frequente e generalmente sicuro, ma non è privo di rischi.

I principali rischi includono sanguinamento, infezioni, raccolte addominali, perdita di bile, lesione della via biliare, lesioni intestinali o vascolari, complicanze anestesiologiche e necessità di conversione a chirurgia open.

Il rischio aumenta nei casi di colecistite severa, infiammazione cronica, pregressi episodi di colangite, pancreatite, aderenze, obesità importante o anatomia difficile.

Per questo motivo non è corretto proporre la chirurgia a tutti i pazienti con calcoli scoperti casualmente. Nei pazienti asintomatici, il beneficio è spesso troppo basso rispetto ai rischi, seppur limitati, dell’intervento.

Nei pazienti sintomatici, invece, il bilancio cambia: il rischio di nuove coliche o complicanze rende la chirurgia il trattamento più appropriato.

 

Degenza e recupero

Dopo colecistectomia laparoscopica o robotica, la degenza è spesso breve, variabile in base al decorso post-operatorio, all’età, alle condizioni generali e alla complessità dell’intervento.

La ripresa dell’alimentazione e della mobilizzazione avviene di solito precocemente. Alcuni pazienti possono avere per un periodo digestione più lenta, gonfiore o modifiche dell’alvo, generalmente transitorie.

Dopo interventi più complessi, conversione open, colecistite severa o chirurgia epatica per calcoli intraepatici, la degenza può essere più lunga e richiedere monitoraggio più attento.

 

Follow-up

Dopo colecistectomia per calcoli della colecisti, il follow-up serve a controllare la guarigione delle ferite, l’andamento degli esami e la ripresa funzionale.

Nella maggior parte dei pazienti, una volta rimossa la colecisti, il problema dei calcoli della colecisti è risolto definitivamente.

Nei pazienti che hanno avuto calcoli della via biliare, colangite, pancreatite o procedure endoscopiche, può essere necessario un controllo più attento degli esami epatici e, in casi selezionati, ulteriori accertamenti.

Nei calcoli intraepatici, il follow-up è più importante e deve essere personalizzato, perché possono esserci stenosi biliari, infezioni ricorrenti o rischio di recidiva.

 

Quando richiedere una valutazione chirurgica

Una valutazione chirurgica specialistica è utile quando i calcoli della colecisti causano coliche, dolore ricorrente, colecistite, pancreatite biliare, ittero, colangite o alterazione degli esami epatici.

È utile anche quando sono stati identificati calcoli nella via biliare principale, quando è stata eseguita o programmata una CPRE, oppure quando vi sono calcoli intraepatici o infezioni biliari ricorrenti.

È importante portare alla visita ecografia, TC o risonanza magnetica se disponibili, esami del sangue recenti, eventuali referti di pronto soccorso, referti di CPRE, lettere di dimissione e lista aggiornata dei farmaci.

La decisione migliore nasce dall’integrazione tra sintomi, sede dei calcoli, complicanze, rischio chirurgico e beneficio atteso.

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